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I primi cinquant’anni di scoutismo reggiano


LA FIACCOLA

“Tra gli esploratori non ci sono divisioni di classi, di partiti, di religioni. Essi formano una famiglia sola, un’anima sola e grande rivolta ai più nobili ideali della vita e della società”. Questa sintesi degli ideali del movimento scout è tratta da “LA FIACCOLA”, numero unico del 17/10/1915, prima preziosa testimonianza della vita della sezione reggiana del Corpo Nazionale Giovani Esploratori Italiani ed è chiara indicazione di come l’esatta cognizione dello scoutismo animasse e muovesse il prof. Alfredo Deon che fu promotore e primo Commissario della sezione Reggiana. La convinzione della bontà della causa per la quale ci si batteva è sufficiente a spiegare come fu possibile diffondere anche a Reggio quel movimento che, ideato nel 1907 in Inghilterra da Baden Powell, si stava allora diffondendo con fortuna anche in Italia da quando, nel 1912, Carlo Colombo aveva costituito a Roma il primo nucleo dei Giovani Esploratori. Non facili furono i primi passi dello scoutismo reggiano e queste difficoltà sono ben sintetizzate dallo stesso Deon, sempre su “LA FIACCOLA”:”…Perché non creare un Corpo di Giovani Esploratori anche a Reggio? Cercai tra gli amici di ogni partito una adesione, un aiuto. Lo cercai fra alcune autorità; ma dovunque ebbi delle amichevoli considerazioni a non far nulla. Le contese politiche aggravandosi continuamente nella nostra città pro e contro la guerra, davano a loro ragione, a me torto…… Non potendo costituire un Comitato Promotore, cercai di costituire ‘Il Corpo degli Esploratori’. Agli operai che vennero indecisi e soli, s’aggiunse un giovanetto che fu il mio primo aiuto…. Costantino Mori, il quale ne trovò più di venti fra i suoi amici e compagni… Lentamente si andava costituendo il Corpo in forma regolare con schede firmate dai genitori ed anche molte con relativo certificato medico…”. Il seme era gettato e i primi “ragazzi scout” reggiani seppero imporsi all’attenzione della città con il “servizio”, che dimostrava la loro fede nell’ideale scout. Si era nel 1915… “Dovevano arrivare i feriti. Il signor Conte Federico Calvi, che conosceva i miei passi – scrive ancora Deon – mi domandò una sera se avevo dei giovanetti pronti per avvertire in breve tempo i possessori delle automobili per il servizio che dovevano fare alla stazione all’arrivo dei feriti. I miei esploratori entravano in servizio… Vennero richieste di servizio di esploratori da altri Comitati, verbali e scritte… 70 ora sono quelli che vestono la divisa e l’anno consumata, si può dire, per un’infinità di servizi vari, compiuti in diciannove uffici diversi…”. “…Ma frattanto questi giovani non dovevano andare solo a far servizio. Non erano stati fatti solo per questo. Occorreva dar loro un’istruzione. Mancavano gli istruttori. La guerra aveva condotto al fronte quelli che avrebbero potuto dare e avrebbero certamente dato il loro aiuto…”. Difficoltà di ogni genere furono così superate dallo scoutismo reggiano ai suoi primi passi. Furono anni duri che richiesero ai Giovani Esploratori dedizione e sacrificio. Basti qui ricordare Gianni Lusetti che, a soli sedici anni, morì per malattia contratta durante il servizio in ospedale dove espletava la sua missione di misericordia e conforto; alla sua memoria fu assegnata la medaglia d’Argento al Valore Scout. Un forte nucleo di scout reggiani, inoltre, fu presente alle colonne mobilitate di guerra e si distinse meritandosi riconoscimenti individuali e collettivi. La fiaccola dell’ideale scout era stata però accesa ed avrebbe continuato ad ardere ancora per molti anni…


A CAVALLO

Trasferito in altra città il prof. Deon, la guida della sezione fu assunta dal capitano Angelo Bucci. Seguendo l’evoluzione dell’intero movimento scout italiano, i giovani esploratori si indirizzarono ad una attività più consona alla loro gioventù, un’attività esplicata prevalentemente all’aperto attraverso gite, campeggi, iniziative sportive, quali corsi di scherma e di equitazione: nel gioco, come in precedenza nel servizio, apprendevano il valore della lealtà, dell’amicizia, imparavano, in una parola, ad essere uomini degni. Nuovi ragazzi giungevano ad ingrossare le file della sezione, agli eploratori, si aggiungevano i lupetti, chiamati in primo tempo “novizi”. E’ questo il periodo in cui la sezione reggiana si consolida, completando i suoi quadri e formando nella Legge Scout quei ragazzi, che, divenuti uomini, saranno la garanzia della sua continuità nelle ore difficili. Come l’irruento galoppo della sua squadra di equitazione, la sezione di Reggio, sotto la guida dei Commissari Capitano Angelo Bucci, N.H.Ten.Col. Astolfi, Capitano Pio Messini si inserisce attivamente nell’attività scoutistica nazionale. Partecipa ai campi nazionali di Medesimo, Andalo, Arzano, al concorso ginnico-equestre di Firenze, ove i Lupetti conquistano il 2° posto, e i suoi migliori elementi partecipano, nel 1925, al Campo per Capi svoltosi all’Alpe di Caianallo. Nella tradizione dei grandi servizi prestati durante la grande guerra è l’opera di soccorso prestata nel 1920 ai terremotati di Civago, località raggiunta a piedi, essendosi dovuti lasciare le biciclette a Villaminozzo, ove allora finiva la strada. E’ pure da ricordare la presenza del Rag. Renzo Ficarelli nella delegazione italiana alla 1° Conferenza Mondiale dello Scoutismo di Parigi del 1922. Sintomo della vitalità della Sezione in questo periodo sono le pubblicazioni “Lo Scout” (1922), “L’Esploratore” (1924), “Il Lupetto” (1925 - 1926) e riconoscimento dei suoi meriti è il conferimento da parte della Sede Centrale della Medaglia al Merito (4/6/1922).


LA JUNGLA SILENTE

Vengono poi le ore difficili. Negli anni 1926 – 1927 l’affermarsi sempre più completo di un nuovo sistema politico e delle sue organizzazioni giovanili rende sempre più difficile l’esistenza del C.N.G.E.I. Il Corpo vissuto con dignità, con dignità vuole morire: il 27 marzo 1927 avviene lo scioglimento che viene anticipato a Reggio di alcuni giorni per evitare la consegna delle bandiere. L’ultimo Commissario, il Ragioniere Renzo Ficarelli, in seguito a espresso ordine della Sede Centrale, deve chiudere i battenti della Sede, conservando però gelosamente le gloriose bandiere della Sezione. Lo stesso Ficarelli doveva poi scrivere su “Il Giglio d’Oro”:”… durante la ‘Jungla Silente’, conservai io gelosamente la verde bandiera unitamente a quella tricolore e nelle mie peregrinazioni, che giunsero fino alle montagne della linea gotica, riuscii a salvarle fra tante cose che, invece, andarono perdute. Quasi mi stupì il fatto di averle consegnate nel 1945 intatte al nuovo Commissario della rinata Sezione di Reggio…”. L’ideale scout rimane vivo nel cuore di molti durante il lungo periodo della “Jungla Silente”; alla fine della seconda guerra mondiale, per iniziativa dei giovani esploratori di un tempo, ora uomini adulti, la Sezione di Reggio Emilia risorge: è il settembre 1945.


SUONA LA SVEGLIA

“Suona la sveglia – usciamo a ritrovar la vita – gioia di rischi ed opere al nuovo dì ci invita …” Le prime parole dell’Inno Nazionale del Corpo rendo bene l’atmosfera del settembre 1945 quando, per iniziativa dei Giovani Esploratori di un tempo, la Sezione di Reggio Emilia risorge, ne assume la guida come Commissario, il dott. Filippo Strozzi, i ragazzi tornano ad affluire e già nell’estate 1946, a Gabellino, ha luogo il primo campeggio. Le difficoltà che già caratterizzarono la nascita della Sezione, nel 1946 sono ancora più accentuate. All’indifferenza dell’opinione pubblica si aggiungono ora i pregiudizi per la divisa e le accuse di militarismo, la paura di una tessera, l’incertezza per chi non sia appoggiato dai maggiori partiti politici rende lenta e difficile l’affermazione e lo sviluppo della rinata Sezione. Tuttavia l’appassionata e cosciente attività dei Capi ottiene confortanti risultati. La Sezione reggiana anche se piccola numericamente si afferma fra le più efficienti del movimento scout nazionale. Suoi dirigenti assumono incarichi importanti nel movimento: 1955 Bellegati guida, ad esempio, il contingente GEI al Jamboree di Niagara on The Lake e partecipa alla Conferenza Mondiale che ad esso segue, e i ragazzi si fanno valere affermandosi, i rover, nella grande Corsa d’Estate al Campo Nazionale Rover del Cerreto (1950) e, gli esploratori, nel TROFEO COLOMBO a Rifreddi nel 1951 e a Val Fondello nel 1954. Gli anni dei Commissari dott. Filippo Strozzi (1945 - 51), dott. Bellegati (1952 - 54) e rag. Emilio Degl’Incerti Tocci (1954 - 60), sono infatti caratterizzati dall’impiego di consolidare le strutture sia tecniche che organizzative della Sezione; i vecchi scout lavorano per creare nuovi dirigenti e per lasciare a questi una eredità più facile di quella a loro lasciata dalla Jungla Silente. Favoriscono la partecipazione dei giovani alla Scuola Nazionale Capi, fanno in modo che la Sezione sia presente ai Campi Nazionali di Salice d’Ulzio, Manziana, Rasiglia e al Jamboree di Sutton Park (Inghilterra) e coronano la loro opera inaugurando nel 1959, a Cervarezza, la “Casa di Caccia GEI” costruita dal dott. Bellegati e da questi intitolata al nome di “Aldo Tommaso Bellegati”, eroicamente caduto durante la prima guerra mondiale. L’opera di vecchi scout, che pure continua nel costante appoggio alla sezione, operando essi nel Clan e nei Comitati, cessa quando a Degl’Incerti subentra nella guida della Sezione il dott. Cesare Corradini (1960), con lui sono i dirigenti nuovi, quelli che nel 1946 erano lupetti, che nell’autunno del 1951, esploratori e rover, presentarono servizio in collaborazione con la Croce Rossa in occasione della grande alluvione del PO che colpì anche la nostra provincia, che andarono tra il ’49 e il ’56 alla Scuola Capi, che organizzarono e diressero i campi nel 1957 di Cervarezza, nel 1958 di Febbio, nel 1959 di Boscochiesanuova. Si chiude così il capitolo della ripresa. Nel 1960 gli scout di Reggio sono solo una cinquantina, ma hanno buona preparazione scout; credono nella legge, possono disporre della Casa di Caccia, di tende, di materiali, della simpatia di una opinione pubblica non più ostile.


JAMBORETTE

Gli ultimi anni della Sezione sono i primi di una nuova era che ancora forse non ha espresso i suoi ultimi traguardi; sono gli anni di grande espansione numerica, sono anni densi di attività e di ore serene e belle per tanti ragazzi reggiani. Nel 1961 e nel 1964, si sono avuti i meravigliosi Campi Mobili: Cervarezza – Presa Alta – Pradarena – Lago e Passo del Cerreto e Cervarezza – Lago Calamone – Succiso – Sorgenti del Secchia – Passo del Cerreto; il 1963 ha visto gli scout reggiani all’estero; a Gysenstein in Svizzera e a Maratona al Jamborre Mondiale; Bellegati e Corradini C. hanno rappresentato il CNGEI come delegati alla Conferenza Mondiale di Rodi; non va dimenticata pure la marcia sulla neve dei rover che nel febbraio tra grandi difficoltà naturali e di ambiente hanno raggiunto da Cervarezza il Lago Calamone. L’avvenimento che però ha dato l’impronta a questo periodo e ha dimostrato l’efficienza della Sezione reggiana, dei suoi quadri e dei suoi ragazzi, è stato il Jamborette delle Pattuglie. Nel 1962, anno cinquantenario dello scoutismo in Italia, la sezione Reggiana si assume l’incarico di organizzare la più importante delle manifestazioni celebrative ed ha così luogo a Cervarezza il Jamborette Nazionale delle Pattuglie; il campo ha un buon successo per l’efficiente organizzazione che permette anche la realizzazione del Campo Nazionale UNGEI; esso conferma la Sezione reggiana tra le prime del Corpo Nazionale e mentre, di conseguenza, capi reggiani sono chiamati a sempre più importanti incarichi nazionali, i reggiani danno dimostrazione della loro preparazione con le vittorie delle pattuglie Cervo nel Trofeo Colombo e della pattuglia Pantera nel Trofeo del Cinquantenario. Fu il Jamborette occasione per riunire attorno agli scout amici e autorità reggiane per un rilancio dell’ideale scout nella nostra città. Oggi, rispetto al ’60, gli scout della Sezione sono più che raddoppiati; il nuovo Commissario, rag. Francesco Corradini, può contare su un numerosissimo Branco, due Reparti Esploratori, una numerosa Compagnia Rover. La Casa di Caccia, le sedi e l’attrezzatura da Campo sono in piena efficienza; nuovi ragazzi si stanno avviando alla via di divenire a loro volta Capi; la jeep è sempre efficiente e di buon aiuto nell’attività all’aperto; il Secondo Reparto edita “Il Giglio d’Oro”, giornalino di Sezione nella tradizione iniziata prima della Jungla Silente. Oggi sono più che mai valide, per la Sezione reggiana, le parole del prof. Deon: “Tra gli esploratori non ci sono divisioni di classi, di partiti, di religioni. Essi formano una famiglia sola, un’anima sola e grande rivolta ai più nobili ideali della vita e della società”.


Ma la storia continua, continua in noi che scriviamo queste cose, nei nostri ragazzi e può continuare anche in te, madre, padre , ragazzo/a, bambino/a che vuoi entrare a far parte di questa avventura meravigliosa che tanto ha fatto e tanto farrà per "lasciare il mondo un posto migliore di come l'ha trovato"

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